Kids Return

Cinema

Effetto Notte. Cineforum 2005/2006

Giappone, 1996
Titolo originale: Kizzu Ritaan
Genere: Drammatico
Durata: 107'
Regia: Takeshi Kitano
Cast: Masanobu Ando, Ken Kaneko, Hatsuo Yamaya, Ryo Ishibashi, Ren Osugi
sceneggiatura: Takeshi Kitano
fotografia: Katsumi Yanagijima
montaggio: Takeshi Kitano
musica: Jo Hisaishi
produzione: Bandai Visual Co.Ltd., Office Kitano, Ota Publishing

Shinji e Masaru sono i tipici ragazzacci, sempre pronti a marinare la scuola o a estorcere yen ai compagni più deboli. In realtà cercano anche loro una qualche forma di riscatto: il primo allenandosi duramente e sognando di sfondare nel mondo della boxe, il secondo coltivando ben altro desiderio: vorrebbe affiliarsi alla yakuza, la potente mafia giapponese. Presto si rendono conto che tra un professore di liceo e un capomafia non c’è poi così tanta differenza.

Con “Kids Return”, il primo sforzo registico di Takeshi dopo l’incidente, ci troviamo di fronte a un mondo più realistico e desolato di quelli rappresentati nei film precedenti. In un film come “Sonatine” il conflitto tra la sospensione statica e la violenza esplode improvvisamente in un finale insanguinato e quasi catartico. Non accade nulla di simile in “Kids Return”. Il mondo è contratto e imprevedibile come negli altri film, ma qui le frustrazioni continuano ad accumularsi senza risolversi in una vera conclusione. In questo senso, il fatto che sia il primo film di Takeshi dopo l’impatto diretto con la morte lo rende più realistico di tutti.
“Kids Return” ci lascia con il gravoso peso di un mondo senza speranza né possibilità di fuga, il mondo che ciascuno di noi è costretto ad affrontare. Si può sostenere che questo film costituisca il poema di Takeshi rispetto ai piaceri semplici della vita, quali l’amicizia e la libertà, epitomizzati dalle occasionali trovate di Beat Takeshi sparse qua e là nel film. In più, il fallimento di Shinji nel pugilato coincide con la sua decisione di rifiutare la rigidità dell’allenamento che interferisce nell’amicizia con Masaru.
Ma il suo non è l’unico fiasco. La cinepresa di Takeshi focalizza anche personaggi periferici sommersi dalla pressione e dalle aspettative del lavoro e della vita di tutti i giorni. Sono individui apparentemente condannati a vivere in un mondo di azioni ripetitive (la temporalità del film rimane profondamente ambigua).
Shinji e Masaru alla fine forse hanno riscoperto la loro amicizia, ma l’ultima scena ripete esattamente quella dell’inizio. Se questa è la libertà, è una libertà intrappolata in una crudelissima circolarità. In “Kids Return”, Takeshi Kitano è tornato dall’aldilà per illuminarci l’ironia della vita.


organizzazione: Circolo del cinema "Effetto notte"