Le ripercussioni in Europa del Patto Molotov-Ribbentro

Convegno

Il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza a Trento, mercoledì 16 aprile, alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55), l’incontro-dibattito Le ripercussioni in Europa del Patto Molotov-Ribbentrop. Interviene Fernando Orlandi. Introduce Massimo Libardi.
Il Patto Molotov-Ribbentrop è uno degli eventi che ha segnato più di altri la storia europea del Ventesimo secolo. L’accordo che il 23 agosto 1939 venne concluso fra l’Unione Sovietica comunista e la Germania nazista aprì le porte alla Seconda guerra mondiale e portò a una spartizione dell’Europa centro-orientale, alterando radicalmente il destino dei popoli e degli stati dell’intera Europa.
Le ripercussioni furono immediate e coinvolsero tutti: il movimento comunista internazionale fu attraversato da lacerazioni (spesso coperte dall’obbedienza a Mosca), ma le ripercussioni si ebbero anche all’interno dell’Asse (si pensi alla posizione dell’Italia).

Ha osservato Luigi Vittorio Ferraris che l’obbedienza manifestata dal movimento comunista internazionale, “quell’adesione obbligatoria doveva rafforzare la sottomissione dei partiti comunisti europei, che pure avevano coraggiosamente lottato contro il fascismo nelle sue varie incarnazioni. Una lezione di soggezione ben assimilata sino ad essere ripetuta da quegli stessi movimenti durante la guerra fredda quando nel negare la visione democratica dell’unità europea o le alleanze con gli Stati Uniti altro non facevano se non seguire le direttive sovietiche; questo sino alla vigilia della Primavera di Praga e in realtà anche dopo, persino in Italia”.
Nel 1939 il più grande partito comunista europeo era quello di un paese a noi vicino, la Francia. Il Patto deflagrò all’interno del PCF. Da una parte i militanti che non riuscivano a concepire l’accoglienza calorosa riservata a Ribbentrop a Mosca e la veloce conclusione dell’alleanza con il nemico nazista. Passarono dallo stupore all’incomprensione e poi al panico, mentre un comunicato del gruppo parlamentare del partito affermava che il Patto serviva agli interessi della pace.
Quando l’1 settembre la Germania attaccò la Polonia, la Francia dichiarò guerra all’aggressore tedesco e anche i comunisti votarono i crediti di guerra. Ma nel giro di qualche giorno da Mosca venne imposta una nuova linea politica, perché l’8 settembre la Terza internazionale abbandonò la scelta antifascista. Da Georgi Dimitrov venne l’ordine a vari partiti, fra cui quello francese, di correggere le scelte fatte: contro la linea del fronte popolare, contro la distinzione fra stati fascisti e democratici, contro la difesa della Polonia “fascista”, contro il voto dei crediti di guerra e via di seguito. Le reazione della società francese furono dure, accumunando l’intero spettro dell’opinione pubblica. A sua volta il governo decise lo scioglimento del partito e di tutte organizzazioni affiliate alla Terza internazionale. Seguiranno pagine cupe e vergognose di storia.
Quando nel dopoguerra negli archivi tedeschi gli Alleati trovano e poi pubblicano gli allegati segreti del Patto, da Mosca viene lanciata una delle più ampie campagne di mobilitazione politica del Novecento, mirante a manipolare la realtà recente mediante la denuncia dei cosiddetti “falsificatori della storia”.

A Mosca la verità storica verrà ristabilita solo quando l’Unione Sovietica si avvicina a concludere la sua esistenza: nel 1989 il Soviet Supremo pansovietico riconoscerà che l’allora ministro degli esteri Vyacheslav Molotov aveva effettivamente firmato i protocolli segreti del Patto e che con Berlino tra l’altro si era spartita la Polonia e gli stati del Baltico.
Ma il Patto continua a segnare la storia del nostro continente. La Russia di Vladimir Putin ha fatto marcia indietro nel riconoscimento della verità storica. La controversia era esplosa in occasione del settantesimo anniversario del Patto, nel 2009, quando la stampa e la televisione russa si impegnarono attivamente in una nuova manipolazione della vicenda storica, presentando quello scellerato accordo fra i due totalitarismi come fosse il logico proseguimento dei negoziati paneuropei del 1939. Una scelta naturale, mirante a rinviare la guerra con la Germania. Una manipolazione inaccettabile, soprattutto per quei paesi in cui il Patto segnò l’inizio di un cinquantennio di dominio sovietico.
La rinnovata manipolazione si avvantaggia del fatto che la popolazione conosce male la propria storia. Nel luglio del 2009 un sondaggio del Centro Levada rivelava che il 61% dei russi ignorava che le truppe sovietiche avessero invaso la Polonia orientale nel settembre 1939.
Cosa è stato il Patto Molotov-Ribbentrop e quali sono state le ripercussioni in Europa, dal momento della sua conclusione ad oggi, è il tema dell’incontro-dibattito che si terrà a Trento mercoledì 16 aprile, alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55). L’incontro è organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale
 
Con questo incontro prosegue il ciclo Gli spiriti della rivoluzione. La Russia e l’Europa. Il successivo incontro, L’Europa e la Russia: il limite e l’illimitato, si terrà mercoledì 30 aprile.


organizzazione: Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale