Le voci di Elettra

Teatro

Teatro classico in presa ... quasi diretta
Le voci di Elettra
Gruppo teatrale D’Aria del Liceo Classico “G.Prati” e Gruppo delle Ombre
Scelta dei testi e presentazione: Marialia Guardini
Regia e musiche: Michele Comite
Ingresso libero

Con “Le voci di Elettra” inizia giovedì 11 ottobre alle 17.30 nella suggestiva ambientazione del S.A.S.S., lo Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, a Trento sotto piazza Cesare Battisti, “Teatro classico in presa…quasi diretta”, un nuovo ciclo di appuntamenti col teatro che vede protagonisti grandi classici della polis greca messi in scena dagli studenti del Gruppo teatrale D’Aria del Liceo Classico G.Prati e del Gruppo delle Ombre. La scelta dei testi e la presentazione sono a cura di Marialia Guardini; regia e musiche sono di Michele Comite.
Elettra è la tragedia che apre una serie di incontri (ed eventuali conversazioni) ambientati nello Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas, spazio davvero privilegiato messo a disposizione dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento con la volontà di sostenere le attività della scuola offrendo ai giovani appassionati di teatro la possibilità di cimentarsi con il palcoscenico, cosa non sempre accessibile per chi è ai primi passi. Durante gli incontri verranno in parte letti, in parte raccontati, in parte recitati dei brani scelti da tragedie e commedie del V secolo a.C. Sono voci che arrivano da un tempo lontano, ma la cosa che stupisce e che coinvolge non poco gli studenti protagonisti in questa serie di incontri è la sconcertante modernità, l’attualità dei temi e dei problemi che sono sottesi a questi testi straordinari.
Per questo dunque si vuole parlare, ascoltando la voce dei classici, di problemi che sono “classici”, nel senso che sono persistenti.
Oltre ad Elettra sono previsti altri due appuntamenti: giovedì 15 novembre “Storia di una fuga dalla storia: gli uccelli di Aristofane” e giovedì 13 dicembre, Il ciclope di Omero e quello di Euripide: è tutta politica.
L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Così Marialia Guardini commenta lo spettacolo:
Per la poetica degli antichi l’originalità consisteva non tanto nell’assoluta novità dell’argomento, quanto nella specifica interpretazione concettuale e formale a cui l’autore sottoponeva un soggetto già noto: è quanto fa Euripide con la sua sorprendente, incredibile e sconvolgente Elettra, così diversa dallo stesso personaggio presentato dagli altri due tragediografi, Eschilo e Sofocle, e così diversa e lontana dal modello tradizionale di eroe tragico.
Quelli della Elettra di Euripide sono problemi del V secolo a.C.; ma è un dato di fatto che ancora oggi i rapporti all’interno della famiglia, l’evoluzione della personalità dell’individuo, la qualità del rapporto con il passato (tra rifiuto e passiva accettazione), il problema del potere politico, ma anche del potere della ricchezza, il problema delle guerre che troppo spesso sono fatte solo per procurare ricchezza e potenza sono problemi (nel senso etimologico del termine, e cioè di sporgenza, pietra di inciampo, ostacolo) che chiedono a tutti e ad ognuno di riflettere, di crearsi una convinzione, di scegliere e di agire in base a precise scelte. Aristotele, antico filosofo, parlava di catarsi: che nulla è se non una “chiarificazione/purificazione” a livello logico e razionale di quelli che sono i problemi presentati sulla scena del teatro, ma esistenti anche nella vita vera.
La storia di Elettra? Lei è figlia di Agamennone, il grande guerriero che guida gli Achei alla conquista di Troia. Da Troia Agamennone torna carico di bottino e di gloria, ma viene ucciso dalla moglie Clitemnestra che non dimentica la morte della sua figliola Ifigenia, sacrificata per propiziare la spedizione degli Achei.

Ci sono altri due figli di Agamennone e Clitemnestra. Oreste viene allontanato da palazzo dal momento che a lui, erede del ghenos, tocca il compito di vendicare il padre: Clitemnestra ed Egisto, il suo nuovo compagno, lo temono. C’è anche Elettra: e per evitare che da lei nasca un altro possibile vendicatore di Agamennone, lei viene data in sposa a un umile (ma nobile d’animo) contadino. Lontana da palazzo, costretta a vivere in una povera capanna, Elettra per anni ripete la storia del suo odio. La madre è perfida: ha ucciso il marito, e ha privato lei, Elettra, del suo ruolo a palazzo. E l’odio cresce a dismisura e in Elettra diventa cieco davvero e ossessivo.
C’è un particolare significativo nel testo di Euripide: mai Elettra ha una parola di pietà per la sorella sacrificata per rendere possibile la guerra; e tutte le volte che ricorda il padre, lei lo associa all’idea della ricchezza dello splendido bottino portato via da Troia. Mai una parola di affetto per il padre: Agamennone, più che padre, è il re ricco e potente. Già, la vecchia storia del potere e della ricchezza. Ritorna Oreste, chiamato a compiere la vendetta. Non è molto convinto del suo ruolo di vendicatore; non condivide e non comprende del tutto l’ordine poco “sapiente” di un Apollo che della sapienza sarebbe il dio. Oreste non è certo l’eroe tradizionale pieno come è di umanissimi dubbi.
Sarà Elettra, una Elettra davvero bieca e nevrotica che lo incita e lo spinge a uccidere prima Egisto (e non è davvero un’uccisione eroica, ma un tradimento) e poi Clitemnestra, attirata – è un altro inganno- nella povera casa di Elettra. E la mano di Elettra (qui sta la assoluta novità di questo testo di Euripide rispetto a quelli di Eschilo e Sofocle) guida la mano non del tutto ferma e decisa di Oreste nel momento supremo dell’uccisione della madre.
E poi - e qui siamo a livelli di novità a dir poco sconvolgente – poi “scoppia” tutto, soprattutto nella testa di Elettra. L’odio covato per anni, l’odio cresciuto a dismisura, l’odio che da sempre avvelena la vita di questa creatura davvero infelice, sparisce: Elettra, finalmente, apre i suoi occhi, riesce a leggere in modo razionale la realtà, si rende conto di aver recitato per anni un copione assurdo, di aver cercato ossessivamente di far rivivere il passato ormai perduto. E sprofonda, lei, adesso sì davvero povera, in un baratro di gelida disperazione. La si sente, questa disperazione, in una domanda straziante che lei rivolge a se stessa prima che a chiunque altro: dopo aver detto di Oreste “ma tu almeno hai gli oracoli di Apollo”, allucinata e visionaria (e lo sguardo suo sprofonda nel mistero dell’anima) si chiede: “Ma io che cosa ho? Cosa ha fatto di me l’assassina di mia madre?”. Elettra ha aperto i suoi occhi ed ha capito. Troppo tardi.


organizzazione: Provincia Autonoma di Trento Soprintendenza per i Beni Archeologici