Les parapluies de Cherburg
Musical
Francia, 1963
Titolo originale: Les parapluies de Cherburg
Genere: Musical
Durata: 92'
Regia: Jacques Demy
Cast: Catherine Deneuve, Nino Castelnuovo, Ellen Farmer, Jean Champion, Mireille Perrey
Nel 1957 Geneviève, figlia di un'ombrellaia, ama, riamata, il garagista Guy che nel 1958 parte soldato per l'Algeria. Incinta e senza notizie da Guy, Geneviève accetta di sposare il ricco Roland, gradito a sua madre, e lascia Cherbourg. Nel 1959 Guy rientra, ferito, e si sposa. Alla vigilia di Natale del 1962 i due s'incontrano per caso e non hanno nulla da dirsi. Una delizia di film interamente cantato su musiche di Michel Legrand. Una semplice, tenera e malinconica favola realistica ambientata in un microcosmo senza padri come spesso succede nel cinema di Demy (1931-90), cineasta portuale, sullo sfondo di una Cherbourg vera che sembra un set di un film di Minnelli. Grande successo in Francia, Palma d'oro a Cannes, premio Delluc e 5 candidature ai premi Oscar. Gli attori principali sono doppiati da cantanti.
Demy, il regista di provincia, il piccolo meccanico che decise di non seguire la strada già tracciata dal padre; luomo che amava le donne, che amò Agnès Varda, figlia anchessa del disordine post nouvelle vague, ribelle sullaltra riva della Senna assieme a Resnais, Marker e Colpi ed autrice di una struggente biografia del compagno, Garage Demy. Demy, luomo che amò il cinema. Nato il 5 giugno 1931 a Pontchateau, nella Loire-Atlantique, frequentò la scuola tecnica a Nantes e corsi serali presso la scuola delle Belle Arti. Nel 1949 entrò allE.N.T.P.C. e nel 1952 collaborò a film pubblicitari con Paul Grimault (1952) e Bernard Evein (1953) Dal 1954 al 1957 fu assistente alla regia di Georges Rouquier (Artur Honneger, Lourdes et ses miracles, S.O.S. Noronha). Recitò in Les révoltés de Lomanach di Richard Pottier (1953-54), Les quatre cents coups di Truffaut (1958-59) e Paris nous appartient di Rivete (1958-59). Esordì nel 1955 con Le sabotier du Val de Loire. Fu senza dubbio un regista discontinuo, autore di geniali rivisitazioni di generi moribondi e di melodrammi color cannella ma anche di commediole senza nerbo, fiacche ed irrisolte. Ebbe un rapporto ambiguo con i colleghi della Nouvelle Vague: dapprima sembrò ricalcarne, con intelligenza, il modus operandi (specie in Lola, donna di vita, considerato da Jean Domarchi il miglior film della nouvelle vague dopo A bout de souffle) ma già nei primi anni sessanta diede limpressione, ai critici dellepoca, di voler seguire un percorso autonomo, personale, impossibile da ricondurre a questa o quella corrente. A differenza dei Godard e dei Rivette, autori che lavorarono contro i generi, Demy lavorò per i generi, contro la loro dissoluzione. Come scrisse giustamente un critico dei Cahiers du Cinéma: Dal Sabotier a Lola [Demy] ha messo saggiamente in disordine un universo poetico quasi magico. Il suo solo errore è di non essere nato a Hollywood, che gli avrebbe dato lusso, calma e voluttà ciò che non era in grado di dargli la Nouvelle Vague (Cahiers du Cinéma, 1962).
Les Parapluies de Cherbourg e Les Demoiselles de Rochefort costituiscono forse gli unici esempi davvero riusciti di musical europeo. Suddiviso in tre atti (Partenza, Assenza e Ritorno), il primo musical di Demy è un curioso ed amarissimo apologo sullamore e sulla perdita, sullimprevedibilità del caso e sulle tristezze e delusioni della vita. Geneviève (una luminosa Deneuve), figlia di una venditrice di ombrelli della uggiosa città di Cherburg, si innamora di Guy (un fascinoso Nino Castelnuovo), meccanico insoddisfatto. Dopo aver superato le obiezioni della madre, decide di sposarlo. Ma la guerra di Algeria strappa alla ragazza il suo uomo. Lassenza delluomo amato fa sorgere in Geneviève laceranti dubbi esistenziali, che culmineranno nella scelta di sposare un ricco gioielliere di lei perdutamente innamorato presa dopo aver scoperto di aspettare un bambino da Guy. Questultimo, ritornato dallAlgeria, viene a conoscenza del matrimonio e della partenza di Geneviève dalla città normanna. Una dolce amica dinfanzia saprà consolarlo. Molti anni dopo i due ex amanti si incontreranno casualmente sotto la neve di Cherbourg, ma sarà solo per dirsi definitivamente addio. Le traiettorie della vita di Guy e Genevieve, incrociatesi per un momento, hanno preso, irrimediabilmente, direzioni differenti.
Dei due musical questo è probabilmente il più conosciuto. In Italia, a differenza del secondo, è uscito senza tagli. Anche grazie ad un uso davvero rivoluzionario del colore, teso a rendere visibili i sentimenti dei protagonisti, col décor impregnato di vibranti tonalità regolate dalle intermittenze del cuore (rosso, rosa saturi nei momenti di gioia, mesti verdi, blu e neri nei momenti di tristezza e di sconforto), il regista riesce ad andare al di là del genere facendo vivere allo spettatore una singolare esperienza audiovisiva. Primo musical in senso stretto (nel film non si parla, si canta
), anticonvenzionale proprio perché osa ridefinire i caratteri del genere senza tener conto delle esigenze del mercato, Gli ombrelli di Cherbourg fu un successo in patria, ma, cosa ampiamente prevedibile, funzionò meno allestero (in Italia lo si è visto poco, mai in tv). Per la prima volta la musica e le canzoni non fungono da cassa di risonanza, con prevalente funzione connotativa, del già detto ma sono il fulcro stesso dal quale si irradia il senso dellopera. Nel cantato confluiscono sia il detto-dicibile, sia il pensato-pensabile, mentre nel musical tradizionale solo i sentimenti reconditi vengono di regola esteriorizzati per mezzo di suadenti melodie. Demy non ha alcun timore di eccedere in sentimentalismo, anzi, partendo dallesempio imprescindibile del mélo hollywoodiano, sembra volerlo superare attraverso una sistematica estremizzazione dei sentimenti, una caricaturale accentuazione e cristallizzazione delle passioni che sommuovono gli animi dei personaggi ed un uso dellellissi che sfiora la crudeltà. Con queste ultime, lautore pone laccento sullassoluta non linearità del sentimento amoroso, sulla cecità del caso. I topoi flamboyants del melò vengono smaccatamente portati alla ribalta ed estremizzati, fino a rivelarne, in una non palese opera di demistificazione, lassoluta irrealtà. Non è un caso che le parti dellidillio amoroso siano le più eccessive ed impossibili (benché credibili) e che lultima parte, quella della disillusione e della morte del sogno amoroso, sia visivamente più aderenti al reale cherbourghiano. Michel Legrand, autore delle musiche, fonde opera e jazz con una raffinatezza non comune, molto lontana dalla ruvida immediatezza dei testi musicali hollywoodiani.
Da:
organizzazione: Federazione Italiana Cineforum