Lost in translation. L'amore tradotto

Cinema

Giovedì al Supercinema

Usa, 2003
Titolo originale: Lost in translation
Genere: Drammatico
Durata: 105'
Regia: Sofia Coppola
Cast: Bill Murray, Scarlett Johansson, Giovanni Ribisi, Anna Faris

Bob Harris e Charlotte sono due americani a Tokyo. Bob è una star del cinema ed è a Tokyo per girare uno spot pubblicitario per una marca di whisky, mentre Charlotte è una giovane donna che arranca dietro al marito fotografo instancabile. Colpiti entrambi da insonnia, Bob e Charlotte s'incontrano una notte per caso nel bar dell'hotel dove alloggiano.

di Paolo Boschi
Il titolo originale dell'opera seconda della figlia d'arte Sofia Coppola, equivalente più o meno a "perso nella traduzione", rende perfettamente l'idea dello stato d'animo dei due protagonisti di questa strana commedia, sbalestrati dallo iato linguistico (spesso allungato con risultati esilaranti) che si crea quando nella traduzione tra due lingue va perso qualcosa del concetto originale. Bob e Charlotte sono due anime straniere oppresse dalla solitudine che si incontrano per caso nel multicolore calderone metropolitano di Tokyo, riuscendo per una strana magia a stabilire un indecifrabile rapporto umano che sta a mezzo tra l'amicizia, il rapporto filiale e l'amore, indecifrabile perchè per certi versi anche tale rapporto perde qualcosa nella traduzione emotiva di due persone che hanno difficoltà ad esprimere i propri sentimenti e per di più separate da un vero abisso generazionale. Bob è un ultracinquantenne stella hollywoodiana sul viale del tramonto, in trasferta giapponese per girare uno spot come testimonial di una marca di whisky locale disposta a pagargli un irrinunciabile cachet di due milioni di dollari. Charlotte è invece la moglie ventenne di un giovane fotografo di moda sulla cresta dell'onda, che la lascia sola per intere giornate nel lussuoso hotel che ospita anche Bob. Mentre il maturo attore è in fase calante, 'costretto' a svendersi nella pubblicità per cifre esorbitanti, Charlotte ha incamerato da appena un anno una laurea in filosofia e non ha ben deciso che fare da grande. Comune è invece lo spaesamento sentimentale dei due protagonisti di Lost in Translation: Charlotte continua a chiedersi chi è il giovane che ha sposato e che non riconosce più, e Bob è costantemente in fuga da una carriera ingombrante ma anche da una moglie che gli preferisce di gran lunga i figli, gli spedisce fax notturni incurante del gap dei fusi orari per ricordargli scadenze familiari e gli invia per corriere pacchi con campioni di moquette per lo studio precisando il colore più indicato da scegliere. Mentre i giorni passano Bob e Charlotte continuano ad essere oppressi da un insopportabile insonnia e cercano di scoprire insieme le attrattive di una cultura decisamente agli antipodi rispetto alla loro. Tra sessioni alcoliche nei bar, un po' di immancabile karaoke, qualche bizzarro incontro con gli indigeni, un tempio buddista ed un locale a luci rosse tra i due sboccia qualcosa di troppo tenero ed improbabile per mettere radici e propinarci uno scontato happy ending che con ottima scelta Sofia Coppola decide di evitare: nonostante la comunicazione perduta durante la traduzione dei propri sentimenti, Bob e Charlotte tornano alle rispettive vite avendo appreso qualcosa si significativo sul Giappone ma anche su se stessi. Applaudito a Venezia in concorso nella sezione "Controcorrente" (dove ha fruttato il premio per la miglior attrice a Scarlett Johansson), Lost in Translation ci riconsegna un Bill Murray in forma smagliante e conferma quanto di buono Sofia Coppola aveva lasciato intravedere nel difficile esordio de Il giardino delle vergini suicide. Gli incontentabili troveranno troppo blando il ritmo narrativo, definendo sbrigativamente Lost in Translation come troppo lento, quando in realtà raccontare questa storia in modo avvolgente e rilassato costituisce la cifra di un film davvero intrigante, in grado di regalare perfino qualche citazione da cinefili, come la breve sequenza de La dolce vita proiettata in tarda notte da una TV nipponica. Da non perdere.
da: www.scanner.it/cinema/Lostintran2488.php