Luis Sepulveda in dialogo con Bruno Arpaia

Convegno

DIALOGHI INTERNAZIONALI:
SE VUOI LA PACE PREPARA LA PACE

UNO SGUARDO SUL MONDO: personalità e temi del dibattito internazionale proposti alla comunità trentina per conoscere e riflettere sulla società contemporanea, le sue tensioni, la sua aspirazione alla pace.

Luis Sepúlveda nasce nel 1949 in una stanza di albergo ad Ovalle, in Cile; venuto, dunque, al mondo “già fuggitivo”, come egli ama ricordare, le sue opere felicemente coniugano un’acuta osservazione della realtà ad una dimensione che concede ampio spazio al sogno.
Egli trascorre i primi anni della sua vita a Valparaìso, in compagnia del nonno paterno - l'anarchico andaluso Gerardo Sepulveda Tapia - meglio conosciuto come Ricardo Blanco - e dello zio Pepe, anch'egli anarchico, che gli trasmettono la passione per le vicende d‘avventura narrate da Salgari, Conrad, Melville.
Tra i quindici e i diciassette anni si iscrive alla Gioventù comunista e diviene redattore del quotidiano «Clarìn». A soli vent'anni la giuria gli attribuisce il premio “Casa de las Americas” per il suo primo libro di racconti, Crónicas de Pedro Nadie e, a seguire, consegue una borsa di studio della durata di cinque anni presso l'Università Lomonosov di Mosca. Ma resta nella capitale russa solo quattro mesi: per "atteggiamenti contrari alla morale pubblica" viene infatti espulso; ed è a questo punto che la sua vita errabonda prende davvero il via.
Dai primi anni ’70 si dedica completamente all’attività politica, fulcro di ispirazione dei suoi scritti del periodo, divisi tra teatro, programmi radiofonici e racconti. Entra a far parte dell'Unità Popolare Cilena e, dal 73, della struttura militare del Partito socialista, assumendo poi il ruolo di membro della guardia personale di Salvador Allende. Il colpo di stato lo costringe al carcere e alla tortura; quindi, a partire dal ’77, anche all’esilio, lungo periodo che non riesce però ad attenuare il suo spirito combattivo. Raggiunge, infatti, altri paesi sudamericani quali Uruguay, Brasile, Paraguay, per stabilirsi infine a Quito, in Ecuador, ospite del poeta Jorge Enrique Adoum. Durante tale soggiorno prende parte ad una spedizione UNESCO dedicata allo studio dell'impatto della civiltà sulle popolazioni degli Indios Shuar. Dopo aver ottenuto la cittadinanza nicaraguese (sono gli anni in cui entra a far parte della Brigata Simon Bolivar), la sua ammirazione nei confronti della letteratura tedesca e soprattutto per i romantici come Novalis e Hölderlin, lo spinge a scegliere Amburgo quale luogo da cui iniziare il suo soggiorno europeo.
Nel 1982 inizia a collaborare con Greenpeace, dapprima come membro di equipaggio su una delle navi dell’organizzazione pacifista, successivamente in qualità di coordinatore.
Durante gli anni ’90 si trasferisce in Spagna dove tuttora vive.

Sepúlveda è uno scrittore che crede nel potere della parola e nella possibilità di servirsene in tutte le sue declinazioni: per raccontare mondo del reale e dell’immaginario, lasciando spazio a temi soffusi e poetici, a momenti di rabbia, ardore, speranza, disperazione; a pause liriche che spezzano il ritmo di eventi incalzanti.
I suoi libri mettono in luce il profondo legame di amore e rispetto che lo scrittore nutre per la natura; a ciò si aggiunge un’indomita rabbia nei confronti dell’ingiustizia, un‘istintiva passione d’avventura, ma anche una sconfinata dolcezza che trova forse il suo più toccante momento di espressione nelle pagine del best seller internazionale Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (1996).
Sepulveda, però, già diversi anni prima di questo successo, raggiunge la notorietà con Il vecchio che leggeva romanzi d’amore (1989), opera ispirata alla sua esperienza nella foresta amazzonica; dedica poi il secondo romanzo, Il mondo alla fine del mondo (1989), ai pescatori dell'Antartide e alla follia distruttiva dell'uomo che non vuole ascoltare la voce del pianeta. Seguono Un nome da torero (1994), La frontiera scomparsa (1994), raccolta di racconti dedicati al tema della lotta, dell'esilio, della libertà; Patagonia Express (1995), insieme di appunti di viaggio in cui l’intreccio tra storia, vicende autobiografiche, leggende e racconti popolari riesce a trasportare il lettore nella magia dei luoghi narrati. Ed ancora Incontro d’amore in un paese di guerra (1997) e, negli anni più recenti, Il potere dei sogni (2006), Cronache dal cono sud (2007), La lampada di Aladino e altri racconti per vincere l’oblio (2008).
Nel 2009 viene pubblicato in Italia L’ombra di quel che eravamo (2009), romanzo in cui, in una Santiago molto cambiata, tre amici e sostenitori di Allende, molto cambiati anch’essi, si ritrovano convocati da Pietro Nolasco, detto l’Ombra, per compiere insieme un’ultima audace impresa rivoluzionaria. L’intera narrazione vibra del rimpianto per la giovinezza perduta ma, nelle righe che precedono l’epilogo, il futuro si illumina di un forte messaggio in cui esperienza e speranza si incontrano in una felice sintesi: «Non esistono i coraggiosi, solo persone che accettano di andare a braccetto con la loro paura».