Mambo italiano
Serate in forma di Cinema
Canada, 2003
Titolo originale: Mambo italiano
Genere: Commedia
Durata: 90'
Regia: Émile Gaudreault
Cast: Ginette Reno, Paul Sorvino, Luke Kirby
Sito ufficiale: mamboitaliano.ca
Angelo è il titolare di un'agenzia di viaggi che, alle soglie dei trent'anni, sta cercando di diventare uno sceneggiatore televisivo. Nino, il suo migliore amico, è un ufficiale di polizia molto rispettato. Maria e Gino, sono i genitori di Angelo, emigrati a Montreal nel 1950 e sposati subito dopo il loro arrivo nel nuovo mondo, un mondo al quale ancora non si sono del tutto abituati. Il mondo di Marie e di Gino va in frantumi quando il figlio decide di andare a vivere per conto suo.
di Eugenio Barzaghi
Scoppia il dramma in una famiglia italiana a Montreal quando il figlio Angelo dichiara, a tavola ovviamente (davanti un piattone di pastasciutta), la sua omosessualità. "Sono gay e Nino (l'amico d'infanzia ora poliziotto e
Italiano of course) è il mio amante". Come dovranno comportarsi i genitori di fronte a questa terribile rivelazione? Che faccia mostrare al resto della comunità italiota? Una qualsiasi, basta che faccia ridere, d'altronde è solo una commedia
All'italiana.
Denise Robert, moglie e finanziatrice ufficiale di Denis Arcand, produce questa versione cinematografica, per la regia di Émile Gaudreault (all'opera seconda dopo Nuit de noces) della fortunata omonima opera teatrale di Steve Galluccio (successo sui palcoscenici di mezzo Canada), che qui firma anche la sceneggiatura. Un percorso dal teatro allo schermo analogo a quello de Il mio grosso grasso matrimonio greco, a cui il film si accosta, almeno apparentemente, sia per struttura che per tempi e ritmi comici che per l'uso di una retorica da sit-com televisiva, con in più un cast di attori collaudati ed affiatati (Paul "Godfellas" Sorvino, Ginette Reno, Luke Kirby).
Lo sceneggiatore Galluccio ha raccolto le proprie memorie di figlio di immigrati italiani del Québec per tirarci su una commediola autobiografica su un trentenne gay in via d'emancipazione dal proprio parentado, nostalgicamente e necessariamente (come tradizione vuole) attaccato all'immagine cristallizzata del Belpaese lasciato trent'anni prima con bastone e lenzuolo sulle spalle e lacrimuccia di mammà sulla banchina del porto (ah, le mamme italiane
). Il film di Gaudreault non si distacca dal testo di partenze utilizzando la famiglia, la comunità italiana solo come sfondo, pura decorazione ambientale, eccessivamente stereotipa e per questo funzionale ma al tempo stesso criticamente inoffensiva. Tant'è che personaggi e ambienti si impastano tutti in un kitsch folkloristico ed esagerato; dalle parole, più o meno divertenti vedete voi, dai movimenti e i gesti, agli spazi di ridondante estetica post-scorsesiana, c'è solo un grande contorno chiassoso, roboante ma in fondo solo tappezzeria à pois da sala da pranzo Seventies più che scenografia. Solo materiali d'appoggio, stereotipi da saturare (e di cui siamo fin troppo saturi), macchiette e battute da sceneggiate dalle quali staccare solo una figura, Angelo, di fatto l'unico personaggio tratteggiato per sottrazione rispetto sia alla sua italianità che alla sua omosessualità e non per eccesso (come tutto il resto, lo sfondo appunto), cresciuto a ballare con la zia un po' pazzerella e incompresa, (precocemente morta) e a guardare alla TV soap-opera e sit-com, che finisce (guarda caso) proprio a fare l'autore televisivo (portando sul piccolo schermo la sua storia d'emancipazione).
Non c'è sberleffo né ragioni patriottiche per offendersi a vedere questi italianotti che si agitano, sbracciano e cantano canzoni partenopee, mentre cercano di riportare il figlio sulla retta via. Figlio, Angelo/Galluccio, che si prende una piccola rivincita individuale sui propri parenti, tanto inutile quanto per lui forse necessaria, sbeffeggiandoli blandamente, senza essere mai caustico o graffiante né troppo irriverente, senza mettere mai realmente in gioco né se stesso né l'ambiente in cui è cresciuto. Siamo ben lontani dalla satira di costume e dal cinismo delle commedie all'italiana, questa è solo robetta tutta TV americana o canadese, uscita in sala sotto le ferie d'agosto e che sparirà già nel giro di qualche settimana senza colpo ferire.
Da www.cinemavvenire.it