Mandato d'arresto europeo. Voglia di giustizia o prospettiva gulag?

Convegno

Partecipano:
on. avv. Carlo Taormina ex sottosegretario all’Interno
on. avv. Giovanni Kessler primo firmatario del ddl per il recepimento del mandato
dott. Palmarino Zocatelli Coordinatore regionale dell’Associazione “Giustizia Giusta”
avv. Roberto Bussinello Foro di Verona

Hai mai immaginato di poter essere deportato in Bulgaria per un fatto da te compiuto in Italia e non previsto come reato dalla legge italiana, ma considerato tale da quella bulgara? Hai mai pensato di doverti difendere in un Paese di cui non conosci la lingua, dimenticato da un'opinione pubblica che neppure sa della tua esistenza?
Le prospettive che si aprono con il mandato di arresto europeo sono queste, ed ancora peggiori: in seno all'U.E. si sta approntando un impressionante meccanismo repressivo dei "reati" di opinione, con lo scopo di allontanare il deportando dai propri luoghi di appartenenza, di depredarlo di ogni bene nel caso in cui abbia i mezzi per approntare una difesa all'estero… di silenziarlo in ogni senso.
L'U.E. rompe così sistematicamente con vari ed elementari principi di civiltà giuridica: in primo luogo viene minato il principio di certezza del diritto, in quanto la individuazione di reati di opinione contemplati dalla normativa europea con espressioni giuridicamente fumose e di larghissima portata, consente in astratto di criminalizzare chiunque.
È chiaro quale sia lo scopo coperto dietro al pretesto di uno spazio di sicurezza europeo: reprimere ogni dissenso ideale, fornendo alle "lobbies" egemoni la possibilità di incidere profondamente nel tessuto ideale e sociale, amputando a piacere le parti non gradite.
La legge dei sospetti, alla base dell'epoca del terrore rivoluzionario giacobino e l'art. 58 del codice penale sovietico, fondamento della repressione staliniana, hanno impressionanti somiglianze con il mandato di arresto europeo.
D'altronde Lenin, entusiasta cultore degli ideali giacobini, aveva osservato, parlando dei mezzi di repressione contro i dissenzienti:
"Occorre formulare (la norma) con la massima ampiezza possibile, perché soltanto la coscienza giuridica rivoluzionaria e la coscienza rivoluzionaria stessa potranno suggerire la sua applicazione di fatto, più o meno larga".
CARLO ALBERTO AGNOLI