Mandragola

Teatro

Trento a Teatro
Stagione di Prosa 2007/2008

Teatro Stabile di Genova
Mandragola
di Nicolò Macchiavelli
Regia Marco Sciaccaluga
Scene e costumi Valeria Manari
Musiche Andrea Nicolini
Luci Sandro Sussi
Personaggi e interpreti:
Messer Nicia: Ugo Pagliai
Callimaco: Gianluca Gobbi
Siro: Enzo Paci
Ligurio: Pier Luigi Pasino
Sostrata: Barbara Moselli
Fra' Timoteo: Massimo Mesciulam
Donna: Silvia Quarantini
Lucrezia: Alice Arcuri

La stagione di produzione dello Stabile di Genova si apre alla Corte con il capolavoro di Niccolò Machiavelli (1469-1527), affidato alla regia di Marco Sciaccaluga e all'interpretazione di Ugo Pagliai, alla guida di una parte della giovane compagnia stabile del teatro. Considerata la più bella commedia italiana del Rinascimento, e forse dell'intero teatro italiano, la Mandragola attinge con ironia alla grande tradizione del teatro classico latino, inserendola nello schema narrativo delle novelle boccaccesche del raggiro e della beffa. Dopo molti anni di residenza a Parigi, Callimaco torna a Firenze attratto dalla fama della bellezza e della virtù di Lucrezia, moglie di messer Nicia che, «benché sia dottore, egli è el più semplice e el più sciocco uomo di Firenze». Con l'aiuto del parassita Ligurio, Callimaco decide pertanto di conquistarla. Sfruttando il desiderio insoddisfatto di messer Nicia di avere un figlio, si spaccia per un dottore venuto d'oltralpe e gli consiglia di far bere alla moglie una fantomatica pozione a base di mandragola. La pozione, dice, ha il potere di rendere fertile la donna, ma ucciderà il primo uomo che giacerà con lei. Per ovviare a questo "inconveniente", Callimaco propone a Nicia di costringere uno sconosciuto a congiungersi per primo con Lucrezia: costui morirà assorbendo su di sé tutto il veleno presente nella pozione e Nicia potrà così giacere con la moglie senza alcun pericolo. Con l'aiuto di Frà Timoteo, il confessore di Lucrezia, Callimaco mette così in atto la sua beffa.
Ambientata a Firenze nel 1504, la Mandragola è stata presumibilmente scritta da Machiavelli nel decennio seguente e rappresentata con grande successo quando il suo autore era ancora in vita. Nel mettere in scena un mondo dominato da calcoli, interessi meschini e passioni irrefrenabili, Machiavelli mescola personaggi tipici della commedia di Plauto e di Terenzio (il padrone, il servo, l'innamorato) ad altri che ricordano da vicino quelli delle novelle trecentesche: il frate e il marito sciocco e gabbato. Machiavelli si sofferma con ironia tagliente e disillusa a descrivere quel mondo che ai suoi occhi di moralista politico appariva degradato e in rovina, insensibile a ogni correzione, ma consegna infine alla storia del teatro un capolavoro che, pur su sfondo tutt'altro che ottimista, è attraversato da uno spirito giocoso, piacevole e divertente.


organizzazione: Centro Servizi Culturali S. Chiara