Mapu.Terra
Fa' la cosa giusta!
Alma Rosè
Mapu.Terra
Appunti per un'inchiesta sulla Terra
di e con Angelo Miotto, Annabella Di Costanzo, Manuel Ferreira, Elena Lolli
Mapu significa Terra, nella lingua mapuche. Cosi chiamano la terra Atilio e Rosa Curinanco, una coppia di etnia mapuche che da tre anni gira lEuropa per raccontare la propria storia e quella del loro popolo.
Dopo avere lavorato per diciassette anni in una fabbrica tessile a ottanta centesimi lora a Buenos Aires, agli inizi del 2003 Atilio e Rosa ritornano nella terra da cui provengono, la Patagonia, per mettere su una fattoria. in un piccolo podere. Ma qualche mese dopo vengono sfrattati dal gruppo Benetton che quella terra la ha acquistata nel 91 insieme a circa un milione di ettari patagonici.
Atilio e Rosa Curinanco sono venuti anche in Italia a raccontare la loro storia. Noi siamo andati in Patagonia.
Immaginate distese immense di terra. Punteggiate da piccoli gruppi di case, poche e in pietra, con tetti in lamiera e lorto intorno. E quello che resta oggi dei mapuche, dopo i massacri del passato contro il selvaggio e la consegna da parte del governo argentino della terra ai grandi latifondisti.
Ma la terra per un mapuche è madre, e alla terra vi si appartiene. Ed è questo forte legame con la terra che ne fa ancora un popolo riluttante e determinato contro il governo e quelle imprese che danneggiano lambiente o allontanano la popolazione.
Oggi in Patagonia è difficile, non solo per un mapuche, ma per chiunque creare coi propri risparmi una micrompresa agricola per vivere, con poco. Quello della terra è diventato un mercato impazzito, in cui il governo non pone alcun limite, nessun criterio. Terre che hanno storie secolari o che sono abitate da sempre dalla popolazione locale vengono vendute al migliore offrente, impresa o privato che sia.
Ma a guardare laltrove spesso si vede meglio quello che ci è vicino.
E così abbiamo provato a ritradurre la parola terra nella nostra lingua e ne è venuta fuori asfalto, città. Per noi che viviamo in verticale, tra i palazzi alti e il traffico, la nostra terra è la città. Un luogo ricco di attrattive e anche di zone dombra. Dove si fa sempre più remota e riservata a pochi la possibilità di avere una casa, dove la vita si fa sempre più cara. E i luoghi sono sempre più somiglianti a apparati mastodontici progettati non per la collettività, ma per restare isolati, con sempre meno occasioni di aggregazione, sempre meno verde e più smog. Dove è sempre più difficile sentire di avere radici, di sentirsi cittadini piuttosto che utenti, clienti o residenti.
Insieme al giornalista Angelo Miotto partiamo, attraverso lo strumento dellinchiesta, dal caso Curinanco/ Benetton e arriviamo a interrogarci sulla nostra realtà, passando attraverso gli aspetti più contraddittori delle nostre città e del loro rapido mutamento. In bilico tra odio e amore guardiamo alla città come a qualcosa di irrinunciabile ma anche come a una giungla dasfalto. In bilico tra il sogno di vederla come vorremmo che fosse e la convinzione che questo non si possa mai realizzare. Tra lidea che si possa ritrovare se stessi solo nella natura incontaminata, e la difficoltà di riuscire a viverci.
Rosa e Atilio che oggi vivono di lavori occasionali in una casa molto piccola e una famiglia numerosa e stanno ancora lottando per riavere la propria terra, ci mettono di fronte al rischio di restare indifferenti di fronte a una città a cui spesso sentiamo di non appartenere. E anche di fronte al desiderio di riappropriarcene, come mapuche della città.
organizzazione: Rete Lilliput del Trentino - Trentino Arcobaleno - Confesercentidel Trentino