Metropolis
Germania, 1927
Durata: 147'
Regia: Fritz Lang
Cast: Brigitte Helm, Alfred Abel, Gustav Frohlich, Rudolf Klein-Rogge
Una megalopoli del XXI secolo è governata dal dittatore Frederson. Questi vive, con il figlio John e un ristretto numero di eletti, in uno splendido giardino pensile, mentre la massa degli operai lavora nelle fabbriche automatizzate del sottosuolo. Maria, che gode della fiducia dei proletari, li esorta alla rassegnazione. John conosce la ragazza e se ne innamora. Frederson, allora, ordina a uno scienziato di costruire un automa che riproduca le fattezze di Maria: la creatura meccanica avrà il compito di creare discordia tra gli operai. Odiando Frederson, lo scienziato utilizza invece il robot per incitare la folla alla rivolta. Convinti di assecondare la ragazza in cui credono, i proletari abbandonano le macchine della città sotterranea, causandone l'allagamento. Mentre lo scienziato perde la ragione, John arriva in tempo per salvare Maria e un gruppo di bambini. Gli operai, appresa la verità, distruggono l'automa. L'amore tra Maria e John trionfa, ripristinando la pace sociale a Metropolis.
Dramma di fantascienza, che la tradizione vuole ispirato a Fritz Lang da una visione dei grattacieli di New York. Il regista spiegò che il suo maggiore interesse era rivolto al conflitto fra magia e tecnologia moderna. Egli tuttavia non osò approfondire molto l'aspetto occulto, così che il film non risultò poi, a quanto afferma lo stesso L., stilisticamente unitario. In Metropolis furono sperimentati effetti speciali all'epoca sconosciuti, come le tecniche fotografiche di Eugen Schüfftan che permettevano di combinare modellini e scenografie a grandezza naturale. Girato in 18 mesi con la partecipazione di 30 mila comparse, dopo la prima proiezione fu abbreviato di oltre 1000 m. Se la potenza immaginativa e l'imponente realizzazione hanno fatto la fama di Metropolis, sono spesso stati rimproverati al film una morale interclassista e il ricorso a procedimenti narrativi melodrammatici. L'espressionismo celebrava qui, in un'allucinazione fatta d'imponenza geometrica, di macchine e di movimenti smisurati, uno dei suoi ultimi trionfi cinematografici. E se tutto questo può essere considerato un delirio, è il delirio di un regista, di un artista moderno, travolto dal mito dell'onnipotenza.
Anno 2026. Una gigantesca metropoli-fabbrica vede lo scontro tra la casta dei privilegiati, dominata dal monopolista Fredersen, e una massa di schiavi-automi che dal sottosuolo organizzano la rivolta, incitati da un robot. Questi, creato e manovrato da uno scienziato-mago, è il sosia di una mite fanciulla, Maria, di cui Fyecler, il figlio del dittatore, è innamorato. Quando la rivolta ha luogo, la città viene salvata dall'inondazione proprio da Freder, artefice della riconciliazione tra il padre e il capo-operaio che manovra la Macchina Centrale, cuore pulsante della città sotterranea.
Il capolavoro di Fritz Lang è stato restaurato nel 2001 con le più avanzate tecnologie digitali da un pool di cineteche tedesche coordinate dalla F.W Murnau Stiftung di Wiesbaden.
Il restauro, per il quale sono stati utilizzati anche frammenti della copia nitrato d'epoca conservata dalla Cineteca Italiana di Milano, è durato tre anni ed è stato basato sull'unico negativo originale esistente: il risultato, diversamente dalla versione americana, rimaneggiata e accorciata, che solitamente passa sugli schermi, è quanto più fedele possibile alle intenzioni del regista.
Un accurato lavoro è stato operato sulle didascalie, riprodotte nella grafia originale, e sulla musica, ricavata dallo spartito originale composto da Gottfried Huppertz.
L'azione di Metropolis, sceneggiato da Lang insieme alla moglie Thea von Harbou e capostipite di tutti i film di fantascienza, si svolge nell'immaginaria Yoshiwara, megalopoli piena di grattacieli e di macchine, scenario di uno scontro di classe tra i dominatori e gli schiavi-automi abitanti del sottosuolo; il film, pieno di geniali elementi decorativi e di evidenti richiami ai temi futuristi propri delle avanguardie artistiche dell'epoca (la grande città, le masse, l'automazione...) si avvale della presenza di un'attrice-icona come Brigitte Helm, perfetta trasformista nella duplice parte di ispirata 'pasionaria' che guida gli schiavi alla rivolta e di compassionevole fanciulla che suscita l'amore di Freder, il protagonista.