Millennium mambo

Cinema

Dall'Estremo Oriente

Francia/Taiwan, 2001
Titolo originale: Qianxi manbo
Durata: 119'
Genere: Drammatico
Regia: Hsiao-hsien Hou
Cast: Qi Shu, Jack Kao, Chun-hao Tuan

Vicky è una ragazza divisa tra due uomini, Hao-hao e Jack. Di notte lavora come PR in un night club per mantenere entrambi. Hao-hao la controlla continuamente, durante e fuori del lavoro. Lei non lo sopporta più e decide di scappare..

Ci sono due film straordinari made in Taiwan distribuiti in Italia in questo torrido inizio d’estate: Che ora è laggiù? di Tsai Ming-Liang e Millennium Mambo di Hou Hsiao-Hsien che, nonostante le inevitabili differenze stilistiche e narrative, hanno in comune la capacità di mettere su fotogramma con incredibile modernità la sensazione del tempo: tempo che scorre, che va a ritroso, che azzera la nozione di spazio o l’acuisce allo spasimo, tempo che si ferma e si scheggia o corre per intermittenze e si sfalda, musicale e assordante o muto e invasivo. La Nouvelle Vague taiwanese si riappropria del cinema come magia dis-velata, senza nessun ammiccamento verso i meccanismi da fiction televisiva che affliggono il cinema occidentale, noiosamente lineare, piatto, già pensato in versione vhs e dvd, che porta con sé la fruibilità come limite e come fine, e il côtè cinefilo delle opere dei due cineasti potrebbe spiegare in parte il loro potere di fascinazione, benché il giocare sui rimandi e sulle citazioni sia un tantino stucchevole e riguardi soprattutto Tsai Ming-Liang, paragonato continuamente al nostro Michelangelo Antonioni.
Primo lungometraggio che trova una malevola distribuzione estiva per Hou Hsiao-Sien, che non è certo uno sconosciuto in Italia, avendo vinto con Città dolente il Leone d’oro a Venezia 1989, ma confinato caparbiamente in spazi festivalieri, Millennium Mambo (presentato a Cannes 2001 nella selezione ufficiale) si apre con una magnifica sequenza: la protagonista Vicky, interpretata dalla bravissima attrice Shu Qi, percorre lentamente un tunnel ripetendo ossessivamente che lascerà il suo ragazzo e il suo modo di vivere appena avrà dato fondo al suo conto in banca e, ripresa da dietro, sospesa in un ralenti trasognato e avvolgente, ci introduce in una storia sentimental-esistenziale che lascia sorpresi: Vicky lavora in un locale notturno, intrattiene clienti danarosi e laidi per mantenere il ragazzo, Hao-hao, con cui convive e che non ha nessuna intenzione di trovare un lavoro; il suo unico scopo nella vita è di farsi di qualsiasi sostanza stupefacente, ascoltare e remixare i suoi dischi techno, controllare tutti i movimenti di Vicky (le sue spese, le telefonate) e odorare la sua pelle in modo ossessivo per scoprire eventuali tradimenti; il regista s’attarda in primissimi piani sul volto della giovane che accende una sigaretta dietro l’altra e sembra essere sospesa in una vita che non le appartiene; la continua musica di sottofondo sembra fatta a posta per acuire il senso di solitudine, le parole rotte, l’amore assurdamente ‘romantico’ verso un ragazzo borderline che non si riesce a mollare. Vicky si lega a Jack, il proprietario della discoteca, che ha nei suoi confronti atteggiamenti paterni e, dopo varie peripezie, trova il coraggio di chiudere la sua storia e va a stare a casa dell’uomo maturo che, avendo in sospeso alcuni problemi con la legge, lascia Vicky per scappare in Giappone; a lei non rimane che un cellulare e la speranza di una sua telefonata…
Mélo di enorme impatto visivo, commedia snaturata e sminuzzata in piccoli drammi, lungo videoclip notturno e smerigliato, difficile dare una definizione a immagini così sapientemente contraddittorie, con tanto di voice off in terza persona che narra di vicende accadute nel 2001, mentre siamo nel 2010: che fine ha fatto Vicky? Il paesaggio finale, splendido e opprimente, è il luogo sicuro e l’approdo a una vita randagia ed eccessivamente metropolitana? Che ne è stato dei suoi amori? della sua bellezza fisica? della sua fragilità? In sonno e in veglia ci tiene il regista di origine cinese, sicuro di farci cosa gradita; quando si filma il tempo e i suoi colori, tutto il resto impallidisce e perde importanza.
Vincenzo Mazzaccaro, 12/07/2002
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organizzazione: Federazione Italiana Cineforum