Mito e amore

Teatro

Trento a Teatro
Stagione di Prosa
Altri percorsi

Gruppo StradaNòva - Danza Viva
Mito e amore
di David Wilkinson
Con Valeria Ciancottini, Franco Farina
Musiche di Renato Chiesa
Scenografie e costumi di Romeo Liccardo
Regia Elena Galvani e Jacopo Laurino
Coreografie Maria Grazia Torbol

Possono esserci prospettive diverse dalle quali guadare ad un progetto di teatro del territorio: portare in scena fatti e personaggi per ricostruire pagine di storia locale, oppure affrontare temi di carattere universale utilizzando le intelligenze e le sensibilità che un territorio sa esprimere. E' questa la strada che ha portato il Centro Servizi Culturali Santa Chiara a produrre, in collaborazione con l'Associazione «Stradanòva» e la Compagnia «Danza Viva», lo spettacolo MITO E AMORE che sarà in scena al Teatro Cuminetti dal 29 al 31 marzo.
Tematiche universali quali l'amore, la spiritualità e la bellezza, trovano un'espressione alta nel testo poetico di David Wilkinson, scrittore inglese che ormai da tempo vive in Trentino, e sono affrontate in dimensione onirica nell'allestimento curato da Elena Galvani e Jacopo Laurino che danno spazio alle diverse espressioni dell'arte teatrale (parola, musica, danza e mimo), affidandole alle capacità attoriali di Valeria Ciangottini, affiancata da alcuni fra i migliori protagonisti della scena trentina: l'attore e poeta rivano Franco Farina, la coreografa Maria Grazia Torbol e la ballerina Francesca Laghi che danzerà in coppia con Valerio Moro. Le musiche originali sono state composte da Renato Chiesa e registrare dall'Ensemble Zandonai diretto da Giancarlo Guarino. Scene e costumi sono di Romeo Liccardo.
Il titolare dell'agenzia turistica «Plastik Viaggi» è un uomo cinico e sicuro di sé, che promuove un volgare turismo di massa. Ma un giorno si presentano al bancone due clienti davvero particolari, Mito e Amore, creature che provengono dalla dimensione dell’arte e della cultura classica; sono giovani, belli e gentili. La loro missione è quella di aiutare l’agente, che si scopre essere un poeta smarrito, a ritrovare i valori di spiritualità e bellezza.
A dominare la scena sono le azioni, le immagini e i suoni e la trama, semplicissima nelle sue linee essenziali, propone uno dei temi ricorrenti nell'opera di Wilkinson: la volgarità e la banalità del mondo moderno, il suo senso di inadeguatezza in un mondo in cui non si riconosce.
Anche se alla fine la crisi dell'artista sarà superata nella fusione, presente nella cultura cattolica, fra valori classici e religiosi, il cammino non sarà facile. Perché il tempo, corruttore del mondo, continuamente incalza.

NOTE DI REGIA
Mito e Amore è un testo apparentemente semplicissimo da riassumere. È la crisi di un poeta in un mondo volgare e violento, senza bellezza, senza nessuna attenzione per tutte le “minoranze” in senso lato. È un percorso interiore, dallo sprofondamento nella crisi all’approdo al porto dell’arte e della spiritualità, attraverso una trama da Teatro dell’Assurdo.
Quello che è davvero complesso è la poesia di David Wilkinson, con i contenuti articolati e sfaccettati che essa veicola.
Mito e Amore è un testo impegnativo da mettere in scena. Lo sforzo comunicativo che sta alla base del teatro, o almeno di quello che è per noi il teatro, si fa durissimo. Si tratta di una poesia incisiva e ricca di suggestioni, ma estremamente ermetica, difficile da penetrare senza quel paziente approfondimento filologico che il pubblico in sala non può fare.

Noi vogliamo che il pubblico comprenda innanzitutto il percorso di base del superamento di una crisi. Poi, che si abbandoni alle suggestioni che il testo recitato, unito ai linguaggi artistici che useremo, saprà creare. Vogliamo mettere il pubblico nelle condizioni di non doversi chiudere in sé stesso ogni volta che perde il significato di qualche verso, di qualche immagine… vogliamo che s’abbandoni a un’esperienza d’insieme.
L’idea sarà quella di vivere un’allucinazione con evidenti tratti grotteschi, dove tutto ciò che accade sulla scena e dove tutti i personaggi e gli oggetti sono frutto della mente del poeta. E come avviene nei sogni, in tutti i sogni, che siano positivi oppure incubi, tutto si mescola e si sovrappone, con continue contraddizioni apparenti che nascondono forse le più profonde verità.
All’inizio siamo in una strana agenzia-viaggi (si pensi, in poesia e nella letteratura in genere, all’importanza del topos del Viaggio). Il nome dell’agenzia è Plastik Viaggi: la plastica è un elemento fondamentale del testo, il simbolo negativo per eccellenza. L’agente turistico (Franco Farina) è la proiezione di un poeta traviato, che ha perso di vista la verità. Vende volgare turismo di massa (tradendo in realtà un certo impaccio e una certa ingenuità di fondo), in un mondo dominato dalla Plastika. Ma in scena ci sono anche due giovani, bellissimi: sono Mito e Amore (Francesca Laghi e Valerio Moro), anch’essi proiezione della mente del poeta. Rappresentano la bellezza e la spiritualità e sono arrivati dal profondo del suo stesso “Io” per salvarlo. Ma all’interno della Plastik Viaggi il poeta non li capisce, non li sa riconoscere, li ha perduti.
L’apice della crisi del poeta coincide con l’ingresso in scena di un altro personaggio-proiezione della sua mente, il Tempo corruttore di tutte le cose (Valeria Ciangottini). Nell’allucinazione prende il sopravvento, diventando lei stessa l’agente turistico. La nuova agenzia si chiama ironicamente Viaggi Falce e il poeta ne è ora un impaurito cliente.
Ma nel dépliant di turismo di massa che il Tempo gli sfoglia davanti, l’attenzione del cliente-poeta è attratta dalla bellezza e dalla spiritualità della Grecia, luogo in cui il mito classico del santuario di Delos si intreccia con la spiritualità cristiana del santuario di Tinos, o del monastero di Athos. È questo che fa scattare la ribellione: il poeta straccia il velo dell’incubo per ritrovare se stesso in una nuova agenzia, la Viaggi Ulivo, luminosa e promotrice del Viaggio nel senso più nobile. Inutile sottolineare il significato dell’Ulivo, pianta sacra alla dea greca Atena e simbolo fondamentale nella religione cristiana.

Per concludere, una precisazione e un ringraziamento.

La precisazione è in merito al nostro ruolo: non abbiamo voluto definirci registi, ma curatori della messinscena. Questa volta coordiniamo una squadra. In realtà il teatro è sempre un lavoro di squadra, ma stavolta lo è in un senso più profondo: in questo spettacolo entrano in gioco tante arti che si intrecciano per ricreare l’allucinazione di Mito e Amore. C’è il teatro di prosa e c’è la poesia – in scena due attori –, c’è la danza, classica e contemporanea – in scena due ballerini diretti da una coreografa –, c’è un animazione video – in scena uno schermo su cui scorrono video e immagini fondamentali nell’economia dello spettacolo – c’è un importante uso dei microfoni e delle tracce audio, c’è un disegno luci che è protagonista, ci sono musiche originali, c’è naturalmente una scenografia che ha il ruolo chiave di ricreare il mondo immaginario dell’allucinazione.

Il ringraziamento va a Valeria Ciangottini, che ha accettato di essere con noi in questa avventura. Inutile dire che la sua presenza ci inorgoglisce e conferisce particolare importanza alla nostra produzione.

Dopo il debutto trentino, Mito e Amore sarà in scena a Bolzano, al Teatro Studio, sabato 2 aprile.


organizzazione: Centro Servizi Culturali S. Chiara