Narciso nero
È con Narciso Nero di Michael Powell, un film inglese del 1947, che prende il via la rassegna cinematografica Montagne, limmaginato e il reale: altre esperienze visive.
Gran Bretagna, 1947
Titolo originale: Black Narcissus
Durata: 100'
Regia: Michael Powell e Emeric Pressburger
Cast: Sabu, David Farrar, Jean Simmons, Kathleen Byron, Deborah Kerr
Produzione: Lab80
Un gruppo di suore deve fondare una missione in Tibet. Lo stress e le difficoltà portano una religiosa ad attentare alla vita della madre superiora e a uccidersi. La missione viene chiusa, le suore tornano a Calcutta. Da un romanzone di Rumer Godden Powell & Pressburger hanno cavato un melodramma cinematografico " Pressburger hanno cavato un melodramma cinematografico "chiuso in un'atmosfera stordente da serra" (E. Martini) sul contrasto tra due culture, tra spiritualità e carnalità, dovere e desiderio. Così lontano dal gusto medio tipico del cinema britannico che fu severamente accolto dalla critica del tempo. Da rivalutare.
NARCISO NERO - DANNAZIONI IN TECHNICOLOR
di Emanuela Martini
Fatta eccezione per La spia in nero, Narciso Nero è il primo film di Michael Powell e Emeric Pressburger tratto da una fonte letteraria. Da questo momento in poi, quasi tutti i loro film saranno tratti da romanzi o opere musicali. Non c'è spiegazione per il brusco passaggio: la vena di scrittura di Pressburger non sembra essersi inaridita, né le sceneggiature risultano impoverite; se mai, tratti del dialogo sono passati all'immagine, a testimoniare un'ulteriore articolazione della ricerca visiva. A istinto, verrebbe da suggerire che il mélo richieda una sorta di base mitica elementare lungo la quale sviluppare le direttrici più tortuose che nascono dalla combinazione espressionista-gotico-romantica caratteristica dei due cineasti.
Con Black Narcissus ci si trasferisce quindi su un terreno dichiaratamente romanzesco e melodrammatico, si adatta unelaborazione specificamente musicale dellopera cinematografica e si trattano esplicitamente temi passionali e sessuali. Latmosfera narrativa (non più compresa dalle urgenze concrete o ideali dettate dalla guerra) si fa più morbosa; il centro dellanalisi diventa quella zona del rimosso già presente nelle opere precedenti.
In questa ottica, il romanzo di Rumer Godden presenta una serie di elementi inconfondibili: il conflitto tra spiritualità e carnalità, tra dovere e desiderio, tra ammaestramento e istinto, sovrastati e riassunti dal contrasto più simbolico della cultura britannica, quello tra insularità ed esotismo. Il fatto che le protagoniste siano suore britanniche costrette a confrontarsi costantemente con la sensualità esplicita dei riti, della cultura e dei comportamenti indiani e che il destino abbia operato sulle scelte delle protagoniste (come è specificato apertamente nel flashback che riguarda la madre superiora, suor Clodagh), rende assolutamente inequivocabile la base narrativa (che sarà invece più elaborata e tormentosa nei due film successivi). Powell e Pressburger partono da uno spunto di relativa ingenuità manichea e di esotismo sui generis per rielaborare ben più complesse suggestioni di dannazione e riscatto. Il loro romanticismo si libera dall'educazione e dal conformismo per assurgere senza pudori a una rappresentazione di stampo demoniaco, inquietante, eccessiva, ambigua: una rappresentazione che raggiungerà il suo massimo livello melodrammatico in Scarpette rosse e il suo massimo livello visivo in I racconti di Hoffmann, esplicitamente inaugurando la serie ininterrotta di film che porterà al maledetto Locchio che uccide.
Alla base di questo riscatto del melodramma c'è la seconda delle caratteristiche sorprendenti del film. In un'epoca in cui era molto facile per gli inglesi girare in India e in piena offensiva spettacolare contro le produzioni hollywoodiane, Narciso nero è interamente girato in patria, in parte in studio e in parte nel Sussex. I film di questo genere ricorda Powell di solito si giravano in parte in studio e in parte negli esterni reali, con gli attori o con le controfigure. Io ero assolutamente certo che si dovesse girare o tutto in India o tutto in studio. Latmosfera era la cosa più importante del film e noi dovevamo crearla e tenerla sotto controllo fin dal principio. Se fossimo andati in India, come era consueto, a girare gli esterni e poi fossimo tornati a Pinewood e avessimo tentato di mescolare le due riprese, avremmo avuto due tipi di colore e due tipi di stile. Allora, abbiamo fatto quasi tutto in studio, tranne qualche scena, girata nel Sussex. Qui in Inghilterra si trova di tutto. Abbiamo avuto per tanto tempo un impero; perciò, cera sempre qualcuno che tornava e portava una quantità di cose diverse dai quattro angoli del mondo: alberi, fiori, rocce
Cose straordinarie! Sono riuscito a trovare giardini enormi con rocce e montagne ai margini, e tutti i colori del mondo! E tutti i fiori dellHimalaya! E gli alberi più antidiluviani! Nel Sussex!
L'esotismo è già rarefatto, privato del "colore locale" e del falso realismo. Al resto dell'atmosfera provvede una geniale invenzione visiva dello scenografo Alfred Junge: intorno al convento, costruito in grandezza naturale a Pinewood, viene eretto un grande fondale di gesso, con un'angolazione di circa 20 gradi rispetto al sole. Così continua Powell , per tutto il giorno, con il sole che si muoveva, non c'era mai un'ombra sul fondale. Era costantemente illuminato. E sul fondale abbiamo dipinto tutta l'Himalaya: l'Everest, le vallate, le foreste. Tutte illuminate dal sole! Ed era magnifico quando passava una nuvola!. Così la scenografia, predestinata al naturalismo, si trasforma in un'immensa serra opprimente; trasuda calore, vapore, una fisicità che stordisce e sommerge l'educazione religiosa e anglosassone (e a abbatte le difese razionali degli spettatori).