Nelle tempeste della vecchia Europa
Mercoledì 26 ottobre 2005, a Trento, alle 17,30, nella Sala dellAurora di Palazzo Trentini (Via Manci 27), il Centro Studi sulla Storia dellEuropa Orientale (CSSEO) organizza la presentazione-dibattito Nelle tempeste della vecchia Europa.
Fabrizio Cambi e Massimo Libardi presentano e discutono i tre volumi degli Scritti politici e di guerra di Ernst Jünger (Libreria Editrice Goriziana). Introduce Fernando Orlandi
Ha scritto Franco Volpi (da La Repubblica): Dopo la pubblicazione delle Tempeste d'acciaio - i diari della Grande Guerra che lo resero celebre - Jünger divenne in Germania una figura simbolo. Fotografando con allarmante precisione la realtà del nuovo conflitto, egli aveva colto molto meglio di tanta letteratura bellica il sentire del soldato consapevole di essere ormai un semplice materiale, eppure attaccato al suo "lavoro", e che, da reduce, continuava ad arrovellarsi circa la sua posizione in quel cosmo messo di colpo a soqquadro.
Nel disorientamento della nazione sconfitta, riviste militari e periodi della destra nazionalista sollecitarono Jünger a intervenire per interpretare quel che era successo e capire quel che si profilava all'orizzonte. Ebbe così origine la copiosa pubblicistica militare e politica del giovane Jünger - ben 144 interventi, brevi saggi, note, commenti - che fu esclusa dall'edizione delle opere complete, e che solo dopo la sua morte (1998) è stata raccolta e ripubblicata (2001). Essa è ora proposta in italiano in tre volumi dalla Libreria Editrice Goriziana. Sono documenti da non perdere.
Jünger trasforma in queste pagine l'esperienza maturata in prima linea in un avamposto privilegiato da cui osservare il rapido e radicale cambiamento cui l'intera realtà è sottoposta. C'è anzitutto la tecnica. Tutti abbiamo dimestichezza con la variopinta vegetazione di oggetti e strumenti di cui la tecnica quotidianamente ci circonda. Tutti conosciamo il frastuono del progresso che soverchia l'uomo moderno, e il senso di smarrimento che si avverte la domenica quando la macchina riposa.
Ma - ci spiega Jünger - chi ha vissuto in prima persona la guerra motorizzata, chi ha gettato il proprio corpo in "battaglie di materiali", in cui a scontrarsi non sono più eserciti e strategie, ma potenze industriali, si trova nella migliore condizione per capire che cosa rappresentino per l'uomo la Tecnica e il Lavoro, la nuova potenza e la nuova forma cui tutto è sottoposto. C'è l'"esperienza interiore". La guerra non forgia solo il Lavoratore, ma prefigura anche l'Anarca: l'individuo che trae da dentro di sé la linfa spirituale per resistere all'inclemenza dei tempi, il solitario che anche quando marcia tra le file di un esercito combatte solo le sue lotte.
Si apre qui una crepa che fenderà tutto il pensiero jüngeriano: quello tra la Macchina e lo Spirito, il dominio oggettivo e la ribellione interiore, il Lavoratore e l'Anarca. C'è la politica, un incubo plebeo che agita i suoi sogni di aristocratico. Dall'agosto del 1923, dopo il congedo dall'esercito, Jünger è libero di esprimersi e collabora con i periodici di destra. Anziché di tecnica militare tratta ora di argomenti politici. Interpreta la frustrazione dei reduci e, contrapponendoli per lo spirito rivoluzionario alla pigra borghesia, assegna loro una funzione politica: quella di rigenerare il sentimento nazionale che riempia la forma vuota dello Stato.
C'è dunque la contrapposizione frontale ai princìpi democratici di Weimar e una sintonia diffusa con le idee della Rivoluzione conservatrice. Le due sporadiche menzioni di Mussolini e di Hitler, che qui compaiono, sono più che sufficienti per riaccendere le discussioni circa il perché dell'imbarazzante silenzio sceso su questi scritti. Tuttavia esse mostrano anche l'avversione viscerale di Jünger per la deriva populista della politica, che lo terrà a debita distanza dai nazisti.
C'è, infine, la scrittura. Dato il carattere istantaneo e non letterario di questi testi, colpiscono la purezza della frase, la padronanza della lingua, la sovrana compostezza dello stile. Come se la guerra, la tecnica militare, la politica o le cose di cui di volta in volta si tratta, non fossero che il pretesto per altrettanti esercizi di stile, l'occasione per praticare quella intelligenza e quel talento di scrittore che Jünger indubbiamente possedeva. E come l'ascoltare una musica militare ci fa sentire eroici, così leggere la sua scrittura intelligente ci fa sentire intelligenti.
organizzazione: CSSEO Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale