Non è giusto

Cinema

Italia, 2001
Genere: Commedia
Regia: Antonietta De Lillo
Cast: Maddalena Polistina, Daniel Prodomo, Valerio Binasco, Antonio Manzini

A 12 anni, figlia di una seconda relazione del padre, Sofia incontra Valerio, che dalla Svezia è arrivato a Napoli per passare l'estate col padre, anch’egli separato dalla moglie. La storia di due adolescenti costretti a trascorrere il loro tempo tra separazioni e smarrimenti, sotto un Vesuvio d'estrazione borghese. Evitando minimalismo e indulgenze liriche sui "bambini che ci guardano", la De Lillo lascia che la cinepresa, ad altezza di ragazzino e con la sgranata verità del cinema digitale, colga una fenomenologia mirata e vera del malessere quotidiano. Una piccola grande storia in digitale alla Truffaut. «Non un film sui bambini, ma di bambini».

di Alberto Farassino

Pur molto attiva fra i 'Vesuviani' con corti e documentari, Antonietta De Lillo (Napoli, 1960) non dirigeva da tempo un lungometraggio a soggetto, anzi considerando che i suoi primi due, Una casa in bilico del 1985 e Matilda del 1990, erano stati firmati con Giorgio Magliulo, questo Non è giusto, girato in video digitale, è formalmente il primo film tutto suo. Ed è una conferma, più che una scoperta, delle sue capacità registiche e dell'originalità del suo sguardo. Nei primi minuti, per la verità, si teme un po' il dejà vu, poiché i protagonisti sono due adolescenti che si incontrano per caso in una Napoli estiva e borghese e che, si indovina presto, svilupperanno una timida amicizia che non si può ancora chiamare amore. Lui, Valerio, è biondo ed esile, arriva in aereo da Stoccolma dove vive con la madre per passare le vacanze col padre, che gli ha promesso uno straordinario viaggio in Africa ma che, si scopre presto, è un pasticcione che non ha nemmeno di che riempire un po' il frigorifero. Lei, Sofia, è bruna e poco slanciata, ed è anch'essa figlia di divorziati ma suo padre, avvocato, ha una situazione ancora più complicata, con un altro figlio da parcheggiare dalla nonna e un bambino in arrivo da una nuova compagna di cui però si è già stufato. I due ragazzi ciondolano fra le rispettive case, la spiaggia, amici e parenti, una innocente fuga per andare a visitare un parco di divertimenti, scambiandosi esperienze, osservazioni, speranze, piccole dimostrazioni di affetto, ma sempre in un clima di incertezza, di sospensione, di sballottamento, vittime di quei genitori che sono tanto affettuosi e dicono di volerli sempre con sé ma non sanno capire le loro vere esigenze. E poco a poco sono loro, gli adulti, che diventano i veri protagonisti del film, con le loro storie più o meno nascoste, i loro telefonini che suonano, i loro miseri sotterfugi, la loro insicurezza, il loro infantilismo.

Eppure questi papà incapaci di fare i papà non riescono ad essere antipatici: sono spiritosi, non sciocchi, sanno divertirsi e sanno anche far passare qualche ora allegra ai loro figli. Ciò che è interessante in Non è giusto, frase che si riferisce evidentemente al modo in cui i ragazzi vedono e commentano il mondo dei grandi, è che l'autrice vede tutti i suoi personaggi, "negativi" e "positivi", con la stessa simpatia e capacità di comprensione, senza prendere facili partiti a favore dei bambini che ci guardano, senza fare del moralismo sulle famiglie divise e le conseguenze dei divorzi. E per farlo esplora questo mondo con uno sguardo leggero e "orizzontale", senza stare troppo addosso ai personaggi ma lasciandosi trasportare da loro, su auto, barche, sott'acqua o anche in qualche breve volo della fantasia, con una narrazione che è sempre credibile e realistica ma che sembra sospesa in un mondo irreale, di una luminosità un po' innaturale, un mondo in cui si è sempre un po' frastornati e che non si riesce a controllare. Sofia e Valerio devono abituarsi: così, giusto o non giusto, pare che sia la vita.
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organizzazione: Nuovo Cineforum Rovereto - patrocinio del Comune di Rovereto Servizio Attività Culturali