Obiettivo cometa

Convegno

Relatore: Francesco Moser - Associazione Astrofili Trentini

Una nuova missione spaziale si è compiuta in questi giorni.
Il 4 luglio 2005 la sonda Deep Impact della NASA ha rilasciato verso la cometa 9P/Tempel 1 un piccolo veicolo. Accesi i motori, questo mezzo ha puntato diritto verso il nucleo della cometa, scontrandosi con esso alla velocità di 37.000 km/h e scavando in seguito all’impatto un cratere di circa 200 metri.
L’esplosione ha liberato un’enorme quantità di polvere avvolgendo l’intero corpo celeste; nonostante la grande energia liberata la cometa ha resistito all’urto, grazie a un diametro di ben 6 km.
E’ la prima volta che si effettua un esperimento del genere, e sul suo esito c’è grandissima attesa. Il materiale costituente le comete è infatti quello originale della nube protosolare, rimasto congelato e inalterato per miliardi d’anni nel nucleo di questi corpi celesti.
Per scoprire gli aspetti scientifici delle comete e della missione Deep Impact, il Museo Tridentino di Scienze Naturali organizza giovedì 14 luglio 2005 alle ore 21 presso l’Aula Magna del museo, una conferenza pubblica dal titolo Obiettivo cometa. Sarà un’occasione unica anche per poter ammirare e toccare con mano alcune meteoriti, rocce provenienti dallo spazio e parenti strette delle comete.

Una nuova, esaltante missione spaziale spaziale si è compiuta in questi giorni: il 4 luglio la sonda Deep Impact della NASA ha rilasciato verso la cometa 9P/Tempel 1 un piccolo veicolo. Accesi i motori, questo mezzo ha puntato diritto verso il nucleo della cometa, scontrandosi con esso alla velocità di 37.000 km/h e scavando in seguito all’impatto un cratere di circa 200 metri. L’esplosione ha liberato un’enorme quantità di polvere avvolgendo l’intero corpo celeste: nonostante la grande energia liberata la cometa ha resistito all’urto, grazie a un diametro di ben 6 km. E’ la prima volta che si effettua un esperimento del genere, e sul suo esito c’è grandissima attesa: il materiale costituente le comete è infatti quello originale della nube protosolare, rimasto congelato e inalterato per miliardi d’anni nel nucleo di questi corpi celesti. La sonda Deep Impact effettuerà delle osservazioni a una distanza di circa 500 km, fornendo preziose indicazioni su diversi aspetti scientifici: la formazione del Sistema Solare, la costituzione dei nuclei cometari e il ruolo delle comete all’epoca della formazione della Terra.
La cometa Tempel, visibile in questi giorni dall’emisfero australe, sarà poi monitorata costantemente dai grandi telescopi dell’ESO (European Southern Observatory) in Cile: la comunità scientifica entrerà quindi in possesso di una mole incredibile di dati, che contribuirà in modo determinante ad accrescere le nostre conoscenze sulle comete.

La teoria più accreditata finora suppone che questi corpi celesti provengano da una gigantesca “nuvola” composta da piccoli asteroidi di ghiaccio e roccia, che disterebbe 10.000 Unità Astronomiche dal nostro Sistema Solare. Questa regione prende il nome di nube di Oort: quando il moto di una cometa viene perturbato per qualche ragione (di solito per l’influenza gravitazionale di stelle vicine), può accadere che essa entri in un’orbita che la porta a muoversi verso il Sole. La scienza ha svelato da lungo tempo la natura delle comete: cinquant’anni fa l’astronomo americano Whipple le definì come delle “palle di neve sporca”, avvicinandosi molto alla realtà. Il nucleo di una cometa è infatti composto da ghiaccio d’acqua frammisto a roccia e polvere: le sue dimensioni sono molto piccole, al massimo pochi km di diametro. Il ghiaccio presente nel nucleo, quando è riscaldato dal Sole, sublima (passa cioè direttamente dallo stato solido a quello gassoso) e viene disperso nello spazio. La cometa forma in questo modo la “chioma”, una regione di gas e polveri che si estende attorno al nucleo per svariate centinaia di migliaia di km. Infine il vento solare, un insieme di particelle che vengono espulse continuamente dalla nostra stella, “colpisce” la chioma cometaria allungandola: la striscia che ne deriva costituisce la caratteristica lunga coda.
Christian Lavarian


organizzazione: Museo Tridentino di Scienze Naturali