Osama
Lunedìcinema a Povo
Afghanistan/Giappone/Irlanda, 2003
Titolo originale: Osama
Genere: Drammatico
Durata: 82'
Regia: Siddiq Barmak
Cast: Marina Golbahari, Arif Herati, Zubaida Sahar
Kabul, poco tempo fa. Una ragazzina di 12 anni, sua madre e sua nonna sono sopravvissute alla repressione delle manifestazioni di protesta organizzate dalle donne afgane all'inizio del regime talebano. L'unico modo per lavorare e procurarsi da vivere è travestire la piccola da maschio e fingere che si chiami Osama, purché i talebani non la scoprano...
Da una delle più brutte edizioni del Festival di Cannes, il mediorientale che non t'aspetti.
Una storia che suona tanto di propaganda (gli sforzi di una vedova afghana per ottenere la dignità negata dai talebani, per se stessa e per la sua giovane figlia) ma un regista che sa emozionare con il mezzo filmico invece che con la politica. E nel cinema di quell'area geografica, ma in fondo anche in quello della vecchia Europa, è una rarità.
La ricostruzione delle condizioni di vita degli (e delle) afghani è efficace e ben bilanciata all'interno della storia che ci viene narrata: non si mostra mai solo per mostrare, ma perché ci serve conoscere quel particolare per meglio capire la vicenda. Questo stile di narrazione asciutto aiuta molto il ritmo del racconto e di conseguenza l'attenzione e il coinvolgimento dello spettatore. E l'interesse di autori e spettatori non finisce per andare verso la politica ma - giustamente - verso i personaggi.
Lo scambio di identità (la protagonista si traveste da ragazzo per poter lavorare) è trattato con attenzione e realismo, a differenza di quanto invece succede nei film orientali, dove basta un cambio d'abito per cambiare sesso. Questa attenzione porta lo spettatore a capire meglio le difficoltà che la protagonista si trova a fronteggiare, rendendo quindi più sentite le scene che la vedono in diretto pericolo. E' questa una delle rare occasioni recenti in cui si teme davvero per la vita della protagonista, e non è cosa da poco!
Peccato per il finale non molto convincente, e per l'inizio un po' farraginoso, ma il quarantenne Barmak sa cos'è il cinema e non è niente male vederlo all'opera.
Tratto da: www.cinefile.biz