Sidelki / Badanti

Cinema

Insieme per l'8 marzo

L’Assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento in coproduzione con KR Movie Produzioni Video,
invitano la cittadinanza alla PROIEZIONE del VIDEO:
Sidelki / Badanti

Introduce: Margherita Cogo, Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento
Dopo la proiezione del film seguirà esibizione del gruppo corale Katiuscia

L’immigrazione di donne venute dall’Est per prendersi cura degli anziani è un fenomeno che negli ultimi anni ha cambiato anche la società trentina. La Provincia ha realizzato in coproduzione con la KR Movie di Katia Bernardi e Rodolfo Concer un film documentario che ripercorre le principali tappe di questo “viaggio” fra due culture, consentendo di gettare uno sguardo su una realtà che non possiamo più ignorare.
Un’opportunità per accostarsi al mondo dell’immigrazione delle donne dell’Europa dell’Est, cercando di esplicitare lo spessore dei sentimenti, delle motivazioni e dei bisogni che stanno alla base delle scelte radicali intraprese da queste donne: voci, immagini e testimonianze sospese tra speranze, nostalgie e sogni spesso negati.
Le riprese sono state effettuate tra Trentino, Ucraina e Mosca.
Il documentario raccoglie una ventina di interviste a donne dell’Europa dell’Est, alcune testimonianze maschili (uno psichiatra ucraino esperto in problematiche legate all’emigrazione, il marito di una badante ucraina e un funzionario del governo di Mosca, responsabile per l’emigrazione) le dichiarazioni della responsabile dell’Associazione donne immigrate Agorà di Trento e quelle di una referente del Cinformi di Trento.

“Questo documentario – ha detto l’assessore Cogo – intende portare all’attenzione della pubblica opinione la complessa realtà di quelle donne, che con un brutto termine continuiamo a chiamare badanti e che giustamente nel film vengono citate con il termine russo, Sidelki, che letteralmente vuol dire “la donna che sta seduta vicina all’anziano”. Sono storie di donne che stanno contribuendo con impegno e non pochi sacrifici al nostro benessere. Un benessere che ha tra i suoi risvolti proprio la crescente difficoltà all’accudimento dei nostri anziani. In questo senso l’impegno di Katia Bernardi è accompagnato da entusiasmo e da impegno sociale e civile”.

Nadia Kouliatina ha sottolineato come attorno alla realizzazione di questo documentario la comunità trentina delle Sidelki abbia trovato occasione di incontro e abbia fatto crescere la consapevolezza che i loro problemi – in particolare lo spaesamento e lo sradicamento – trovano interlocutori anche nella comunità che le ospita e offre loro occasione di lavoro.
La regista Katia Bernardi ha spiegato che il film è strutturato attorno al viaggio e raccoglie ben venti diverse testimonianze. “Sono storie di donne che non a caso l’8 marzo troveranno visibilità, mentre il documentario sarà poi riproposto l’11 marzo proprio per le Sidelki che, tradizionalmente, hanno nella domenica il loro giorno di riposo”.
Attraverso voci, immagini e testimonianze, il filmato svela il lungo percorso, anche interiore, fatto di incertezze di paure di bruschi arresti e ripensamenti. Un viaggio tra due mondi, quello delle proprie radici e quello dell’ignoto, quello dei sentimenti più intimi e profondi e quello della solitudine e dell’estraneità, un viaggio sospeso tra speranza, nostalgia e sogni spesso negati. Sono queste, raccontate dalla regista Katia Bernardi, storie di donne che lasciano i propri cari per venire ad accudire i nostri familiari, per sgravare noi, altre donne, dal peso della cura dei nostri affetti. Donne che rinunciano a vivere nelle proprie famiglie, a veder crescere i propri figli e a condividere anche i conflitti con loro, per assumersi il carico di altri affetti, di altri conflitti all’interno delle nostre case. Ed è proprio questo scollamento, generato dalla necessità di partire, tra il rimorso di essere lontani e la difficile collocazione in una situazione di profonda intimità e nello stesso tempo di radicale estraneità che rende difficile elaborare le lacerazioni interiori, spesso vissute in silenzio e solitudine.
La casa è in un certo senso il cuore di queste storie, si lascia la propria con la speranza di vederla rinascere attraverso il proprio sacrificio, si entra in un’altra che è una casa estranea, lontana, e con il tempo si finisce con l’essere stranieri ovunque.
L’intento del filmato è quello di testimoniare, attraverso una carrellata di interviste, il coraggio e il sacrificio di migliaia di donne dell’ est Europa, che per necessità primarie o per accedere a un nuovo tenore di vita, lasciano le proprie terre, i propri figli e mariti per cercare lavoro in Italia. A differenza di altri fenomeni migratori, non è più l’uomo che emigra per mantenere la famiglia, ma è la donna che, con forza e spirito d’indipendenza, prende in mano la situazione. In Italia trovano lavoro come badanti, si sacrificano per anni e rientrano in patria solo dopo aver guadagnato il necessario per la famiglia, per pagare l’alto costo del mantenimento dei figli a scuola (indotto dalla privatizzazione del sistema scolastico e di altri servizi), per comprare casa. Anche il mito dell’ Italia e i condizionamenti mediatici sono alla base di queste scelte: la ricerca di un certo benessere, di un futuro diverso, nel tentativo di afferrare il miraggio del consumismo che tanto caratterizza il nostro stile di vita. Tutto questo ha un prezzo: vivere sospese fra due mondi, quello nostalgico di un passato al quale non appartengono più e quello incerto di un futuro, privo di identità e radici.


organizzazione: P.A.T. Assessorato alla Cultura