Cent'anni, un volo
In occasione del centenario del primo volo a motore dei fratelli Wright mercoledì 17 e domenica 21 dicembre il Museo G. Caproni. Aeronautica, Scienza e Innovazione è aperto con ingresso gratuito
inoltre domenica 21 dicembre alle ore 15 con replica alle ore 18 il Museo G. Caproni. Aeronautica, Scienza e Innovazione presenta lo spettacolo ispirato ai pionieri del volo MR. & MR. WRIGHT - TWISTED BOX ideato dalla Compagnia Servi di Scena opus rt ingresso gratuito
Lo spettacolo è ispirato alla storia di Wilbur Wright, uno dei due fratelli che il 17 dicembre 1903 a Kitty Hawk (North Carolina) hanno realizzato il primo volo di un mezzo più pesante dellaria. La rappresentazione dilata un solo ed unico istante, quello in cui Wilbur ha la geniale intuizione e scopre, come realizzare il movimento del rollio su grandi ali di legno in volo, muovendo una semplice scatola di cartone, espediente che mostra la follia dei cosiddetti uomini-uccello. Uno strano presentatore conduce lavventura pionieristica che cresce vorticosamente, trasformandosi nelle immagini di un sogno
Nello spettacolo si intrecciano due partiture: una gestuale-vocale con azioni fisiche e acrobatiche e laltra di musica, suono, rumori, voci registrate che si completano a vicenda in un perfetto connubio dove il suono diventa prolungamento del corpo e della narrazione e viceversa.
Cent'anni, un volo
Mercoledì 17 il mondo celebra i cento anni di volo a motore, iniziati alle 10.35 del 17 dicembre 1903, quando Orville Wright si staccò da terra con una fragile macchina di legno e tela sviluppata e costruita con il fratello Wilbur. Il primo volo, di soli 12 secondi, coprì 36 metri alla velocità di 50 chilometri scarsi; nel quarto ed ultimo, Wilbur percorse 259 metri in 59 secondi.
Dal 1903, il volo si è trasformato da impresa sportiva a strumento efficace per scopi commerciali, scientifici e militari. Qualche settimana fa, è stato annunciato che, dopo 13 miliardi di chilometri e 26 anni di volo, la sonda spaziale Voyager 1 era divenuta il primo oggetto di costruzione umana a lasciare il sistema solare. Il confronto tra questi fatti, evocativi e diversi tra loro, fotografa lo sviluppo travolgente che permette di descrivere il 20° secolo come il "secolo del volo", con un valore interpretativo non inferiore alle celebri definizioni di "secolo breve" e di "secolo americano".
Il volo è elemento costitutivo del mondo contemporaneo, sia come acceleratore del progresso che quale punto focale della cultura di massa. Da Kitty Hawk alle prime traversate atlantiche, si dovettero attendere 16 anni; oggi, le compagnie aeree effettuano ogni giorno centinaia di voli intercontinentali. La sezione "Le vie dell'aria", della mostra sulla mobilità (aperta fino al 30 maggio 2004 presso i padiglioni di Trento Fiere) che il Museo Tridentino di Scienze Naturali propone nell'ambito del progetto scientifico SPERIMENTIAMO la scienza a Trento, ci ricorda che in Italia il trasporto aereo di linea esordì nel 1926. In quell'anno, le compagnie nazionali trasportarono 3.991 passeggeri. Nel 2002 la cifra era cresciuta di diecimila volte, attestandosi attorno ai 38 milioni di persone. Riducendo tempi e distanze, il volo ha contaminato culture e modificato lo stile di vita, cambiando radicalmente la percezione di distanza e separazione.
Nella prima metà del 20° secolo l'aviazione incarnò la tensione al superamento dei limiti sintetizzata nel motto olimpico "Citius, altius, fortius" - più veloce, più in alto, più potente. L'Italia partecipò intensamente alla rincorsa ai primati, detenendone alla vigilia della seconda guerra mondiale una vasta maggioranza; poi, la politica di prestigio fu diretta verso una maggior concretezza industriale. La velocità del suono fu superata nel 1947: in poco più di quarant'anni, la velocità era cresciuta di oltre venti volte. Nel 1957 si lanciava in orbita il primo satellite artificiale. Appena dodici anni dopo, l'uomo coronava un altro sogno sbarcando sulla Luna.
La consapevolezza del cambiamento passava dal campo tecnico e geografico a quello artistico. L'intera poetica futurista si basava sulla trasformazione che macchine, velocità e guerra avrebbero impresso alla staticità rappresentata dal passato. Più che approvare questa o quella teoria, conta rilevare l'impatto del volo in quanto nuovo punto di osservazione che incorpora non solo l'altezza - già offerta da alberi, colline, palloni e quant'altro - ma anche la velocità. La nuova dimensione della velocità, qualitativamente più potente e diversa anche del rombo dei motori quali "strumenti" di nuova musica, spiega la carica rivoluzionaria con la quale l'aeroplano irrompe sulla scena culturale.
Attualmente, la dimensione mitico-eroica è fortemente attenuata da un progresso che ha limitato il bisogno di gesti estremi. Il volo militare ha sostituito l'eroismo con la professionalità. Il trasporto aereo ha perduto l'aura elitaria. Il peso dell'elettronica ha realizzato voli automatizzati, ormai possibili anche per il trasporto passeggeri. La diffusione e la normalizzazione dell'esperienza ne hanno diminuito il valore metaforico e lo stimolo artistico.
Nell'abitacolo di un moderno jet Francesco Baracca si troverebbe tanto spaesato quanto noi alla corte di re Artù. Nonostante ciò, la sfida alla forza di gravità, che si rinnova ad ogni decollo, garantisce che l'essenza dell'aviazione sia sempre uguale e fedele a quella di ieri: una catena indissolubile tra macchina, pilota, organizzazione di terra in tutti i suoi aspetti. Oggi più di ieri, l'impareggiabile eleganza di un'esibizione acrobatica delle Frecce Tricolori o le straordinarie prestazioni di un grande jet di linea occultano il prodigio di ogni volo, e con esso la necessità di maturare enorme esperienza per ottenere dal mezzo aereo ciò che può esprimere. Se si pensa che i caccia dell'attuale generazione, quale l'Eurofighter, sono intrinsecamente instabili e che la loro controllabilità è dovuta solo ai computer di bordo, senza i quali si autodistruggerebbero in pochi secondi, si comprende quanto l'aviazione sia simile al cinema, nel quale tutto deve essere "falso" perché appaia invece "naturale". Mentre, per l'uomo, naturale sarebbe solo restare a terra.
Gregory Alegi
organizzazione: Museo Gianni Caproni Aeronautica, Scienza e Innovazione