Castello di Drena

Le più antiche testimonianze archeologiche rinvenute sulla collina sono alcuni frammenti ceramici risalenti al periodo Tardoneolitico - Eneolitico (fine IV - inizi III millennio a.C.).

[ Chiara Tomasoni ©]

Le più antiche testimonianze archeologiche rinvenute sulla collina sono alcuni frammenti ceramici risalenti al periodo Tardoneolitico - Eneolitico (fine IV - inizi III millennio a.C.). Essi trovano significative corrispondenze nelle cerchie culturali nordalpine. Tracce più consistenti, con strutture accompagnate da materiale culturale risalente all'età del Bronzo, sono venute alla luce nel 1984, lungo il versante sudoccidentale durante i lavori di rettifica ed allargamento della strada provinciale di Cavedine. Difficile è stabilire la loro esatta natura e funzione, ovvero se si tratti di supporti per abitazioni stabili oppure solamente di terrazzamenti connessi con episodi di sfruttamento agricolo e/o pastorale.

Numerosi sono i frammenti di vasi in ceramica e gli strumenti in selce recuperati che complessivamente si inseriscono negli aspetti culturali dell'età del Bronzo, epoca in cui, nella nostra regione, sono noti abitati su dosso (S. Bartolomeo di Ceole, Dosso Alto a Borgo Sacco), in ripari sottoroccia (Romagnano e Riparo Gaban presso Trento), su conoide (Zambana) nonché in ambiente umido su palafitte e bonifiche spondali (Ledro e Fiavè).

Il documento più recente della frequentazione preistorica della collina è un isolato spillone in bronzo rinvenuto sulla sommità del dosso risalente alla prima età del Ferro (800 - 600 a.C.).

Accanto ai frammenti di vasi, numerosi sono i reperti in pietra ed i resti faunistici, elementi che indicano quali fossero le principali attività economiche: veniva praticata essenzialmente l'agricoltura accanto ad attività legate allo sfruttamento del territorio per pratiche connesse con il pascolo. In particolare tra i reperti preistorici di Drena si segnalano alcuni elementi di falcetto in selce per il taglio del foraggio e dei cereali. Un ruolo marginale nell'economia lo riveste la caccia, comunque praticata come dimostrano le punte di freccia.

Sul finire del I millennio a.C. e al termine di un lento processo d'integrazione con Roma le comunità installate nell'area gardesana, i Benacenses vengono amministrativamente e giuridicamente assegnati alla città di Brixia. I collegamenti viari attraverso le Alpi risultano potenziati con la costruzione della strada lungo la valle dell'Adige, e in parallelo dall'aumentata percorribilità di una via occidentale che, attraverso Drena, la valle di Cavedine e Terlago, collegava il lago di Garda con l'entroterra alpino.

Alcuni pezzi recuperati durante gli scavi, due bracciali in bronzo, un pettine in osso, una punta di freccia in ferro, due usurate monete di Costantino II (317-337), alcuni frammenti in ceramica, sono datati tra VI e VII secolo e, sebbene insufficienti per documentare un fenomeno d'insediamento stabile, non lo escludono totalmente.

Con il pieno Medioevo nel punto più elevato della collina e direttamente sulla roccia viene costruita una chiesa in muratura dedicata a S. Martino che fu sicuramente in uso a partire dal IX secolo, come documentano i materiali rinvenuti e i dati antropometrici restituiti dagli individui sepolti in un cimitero esterno.

visitabile: sì | adatto a: scuole - famiglie

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